VASCA IN CAMERA, SI O NO
Negli ultimi anni, la vasca in camera da letto è passata da scelta “di rottura” a vero e proprio tema progettuale. Non è più solo una soluzione scenografica da hotel di lusso, ma un’opzione concreta anche in ambito residenziale. Come architetto, però, mi sento di dire subito una cosa: non è una scelta per tutti, e soprattutto non è solo una questione estetica.
Partiamo dal perché. Inserire una vasca in camera significa trasformare la zona notte in uno spazio ibrido, dove il concetto di benessere si integra con quello di riposo. È un’idea che funziona bene quando si vuole creare un ambiente intimo, quasi “spa domestica”, in cui i rituali quotidiani diventano parte dell’esperienza dello spazio.
Dal punto di vista progettuale, la prima questione è la distribuzione. Non basta “trovare un posto” per la vasca: serve pensare a un equilibrio tra pieni e vuoti, tra arredi e percorsi. Una vasca freestanding, ad esempio, ha bisogno di respiro intorno a sé per essere valorizzata, mentre soluzioni incassate o parzialmente integrate possono dialogare meglio con l’architettura esistente.
Subito dopo arriva il nodo tecnico più importante: l’acqua. Portare una vasca in camera significa ripensare completamente impianti idrici e scarichi. Questo è relativamente semplice nelle nuove costruzioni o nelle ristrutturazioni integrali, ma può diventare complesso in interventi più limitati. Attenzione anche ai pesi: una vasca piena d’acqua può incidere in modo significativo sul solaio, quindi le verifiche strutturali non sono mai un dettaglio secondario.
Un altro tema spesso sottovalutato è quello dell’umidità. Il bagno è progettato per gestirla, la camera da letto no. Inserire una vasca richiede quindi una strategia precisa: ventilazione adeguata (naturale o meccanica), materiali resistenti e, in alcuni casi, trattamenti specifici per pareti e pavimenti. Le superfici continue, come il gres o alcune resine, possono aiutare a contenere il problema, ma devono essere scelte e posate con criterio.
C’è poi la questione della privacy, che non è solo visiva ma anche acustica e funzionale. In molti progetti si lavora con filtri: pareti vetrate, setti divisori, tende o quinte architettoniche che permettono di separare senza chiudere completamente. È un equilibrio delicato, che va calibrato sulle abitudini di chi vive la casa.
Dal punto di vista estetico, la vasca in camera diventa inevitabilmente un elemento focale. Qui il rischio è quello di cadere nell’effetto “showroom”: bello da vedere, ma poco vissuto. Il mio consiglio è di integrarla nel linguaggio complessivo della stanza, lavorando su materiali, colori e illuminazione. Una buona luce, ad esempio, può trasformare completamente la percezione della vasca, rendendola protagonista o lasciandola più discreta a seconda delle esigenze.
Infine, una riflessione pratica: la manutenzione. Una vasca in camera richiede attenzione quotidiana, sia per la pulizia che per la gestione dell’acqua. Non è una soluzione “passiva”: funziona bene quando diventa parte di una routine consapevole.
In conclusione, la vasca in camera da letto è una scelta affascinante, ma richiede un progetto solido alle spalle. Quando è ben pensata, può trasformare radicalmente il modo di vivere la casa, portando il concetto di benessere in uno degli spazi più intimi. Quando è improvvisata, invece, rischia di diventare solo un elemento fuori contesto.
Come spesso accade in architettura, la differenza la fa il progetto.